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Il Natale del 2016 non stato come tutti gli altri: nella notte del 25 dicembre, mentre la maggior parte di noi stava brindando con amici e parenti, moriva George Michael. Ed inutile negarlo: a un tratto Last Christmas un classico degli Wham!, la band dei primi successi della popstar inglese assumeva un altro significato. A 53 anni il cantante di quel brano ci lasciava e per un momento siamo stati in tanti a navigare a caccia di notizie sul web.

Il grande ed egocentrico desiderio di un genitore di sentirsi parte integrante della comunit virtuale a suon di likes scambiati sulla faccina del pupetto appena nato, deve essere valutato e sicuramente ridimensionato dal dovere primario che il genitore ha di proteggere il minore. La rete, infatti, al pari della societ fonte di malignit una madre lascerebbe mai il suo bambino, solo, in un luogo pubblico, senza sorveglianza alcuna? O indicherebbe a chiunque la localizzazione di quel bambino? Queste domande possono apparire retoriche nella vita reale ma certamente non lo sono in quella virtuale: con un semplice click, i figli, vengono dai loro genitori continuamente catapultati nel web, e l abbandonati in navigazione solitaria. Quasi in una sorta di inconsapevole offerto al dio per averne l il commento (qualunque esso sia), e il tanto anelato In attesa della sanzione giudiziaria, al primo litigio dei genitori..

“Non sulla pelle degli studenti”: l degli universitari, promosso dal coordinamento Link, che ha gi raccolto 45mila firme contro lo sciopero dei professori indetto nella sessione estiva. Stavolta il secondo blocco degli esami, proclamato dal Movimento per la dignit della docenza universitaria, crea uno scontro ancora pi acceso con gli studenti. Il dibattito corre via social, a colpi di petizioni e lettere, pi della prima mobilitazione e nonostante le garanzie date dai docenti ai loro allievi: chi sciopera far saltare solo il primo appello della sessione che va dal primo giugno al 31 luglio, garantendone uno straordinario sette giorni dopo a chi deve laurearsi, agli studenti Erasmus, alle studentesse in attesa di un bambino e a chi ha problemi particolari di salute..

Nel lungo racconto sulla storia di Donatella, il magazine ha definito le parole della stilista come un voltafaccia così immediato che al momento della stesura dell’articolo il sito web di Versace invitava ancora i clienti a considerare “i cappotti impreziositi di pelliccia che fanno girare la testa”. Il cambiamento potrebbe esserci ed essere più rapido del previsto, portando la celebre griffe italiana nella lunga lista di case di moda che hanno scelto di bandire le pellicce dalle loro collezioni. Una notizia giudicata positiva dalla direttrice dei programmi internazionali di Peta, Mimi Bekhechi, che ha commentato le dichiarazioni di Versace ricordando come l’organizzazione animalista abbia organizzato negli Stati Uniti “interruzioni di sfilate, proteste e una campagna blitz nel 2006 quando ha ricordato Bekhechi il nome di Versace era sinonimo di pelliccia”.

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